Ritrovare se stessi oltre il ruolo
Quando il lavoro risucchia tutto: il sonno, l’appetito, la gioia dei piccoli momenti, fino a non sapere neanche chi sei fuori dal lavoro
Anni fa l’aggettivo tossico veniva principalmente associato a sostanze nocive per il nostro organismo. Oggi, questa parola ha assunto un uso talmente pervasivo nel descrivere relazioni e luoghi di lavoro, da svuotarsi di senso e pregnanza.
Quindi sì, avrei potuto usare un titolo che ti agganciasse parlandoti di come se ne esce da una relazione tossica con il lavoro, perché questo è (anche) ciò che abbiamo fatto lungo il percorso di coaching di Mario, ma ho scelto di accompagnarti nei suoi effetti subdoli, pervasivi, persistenti, che prendono alle viscere e ti fanno scordare chi sei, oltre il ruolo che rivesti dalle 9 alle 18.
Vieni con me?
La sfida di Mario
Erano i primi di settembre quando ricevetti un messaggio Linkedin da Mario.
Consulente in una delle multinazionali più blasonate del settore HR. Carriera da manuale. Posizione invidiabile.
Ma non era il Mario che incontrai in call conoscitiva.
Davanti a me c’era un ragazzo ambizioso e spaesato, perfezionista ed esausto, rigoroso ed empatico.
C’era una persona che per anni aveva dato ogni goccia di sudore e ogni briciolo di energia per costruirsi un’identità solida, per diventare quel professionista riconosciuto per competenza, affidabilità, efficacia, presenza.
Cosa succede però quando incarniamo dei valori senza mai chiederci che regole ci siamo dati per poter dire di essere competenti, affidabili, efficaci, presenti?
Succede che spesso quei valori desiderabili sulla carta, si trasformano in una gabbia in cui ti concedi 1 minuto e mezzo per rispondere a quella mail o messaggio su Teams, succede che appena sveglio di riflesso accendi il telefono aziendale per portarti avanti, interrompi ciò che stai facendo per essere d’aiuto al collega e nei fine settimana sei fisicamente all’aria aperta, ma emotivamente e mentalmente in ufficio.
Mi sentivo estremamente disorientato, alla ricerca di un supporto nella transizione verso una nuova identità professionale. La difficoltà più grande era vincere alcune resistenze al cambiamento e ricordarmi io chi fossi.
Come abbiamo lavorato
Quando il focus è costantemente all’esterno, all’impressione che vuoi fare su colleghi e manager, alle aspettative che non vuoi disattendere, ai feedback dei clienti come specchio del tuo valore, il lavoro più tosto diventa riportare l’attenzione verso l’interno per poi, solo dopo, direzionarla sull’effettiva ricerca di un nuovo lavoro.
Per questo gli ho proposto un percorso in cui:
Prendersi cura del suo sistema nervoso, il che ha significato riconoscere, attraversare e modulare emozioni come ansia, paura, sopraffazione, che erano diventate casa, per poi rieducare quello stesso sistema nervoso con la pratica e il consolidamento di nuove risposte emotive che abilitassero il cambiamento, come speranza, serenità, gratitudine, che sono diventate gradualmente delle nuove case emotive accessibili e sicure.
Fare emergere il suo Scopo, quel perché profondo che lo spronava ad alzarsi la mattina, che dava senso alle sue giornate (non solo lavorative) e che ora sentiva soffocato da strati di ansia, urgenza, frenesia, controllo.
Rendere i suoi valori vivibili e umanamente sostenibili, anziché ideali da rispettare a ogni costo, tra l’altro senza averlo mai neanche deciso.
Scardinare convinzioni latenti, ma dalla presa fortissima, che gli stavano impedendo di sentirsi davvero padrone delle sue giornate e capace di prendere in mano il suo futuro anziché subirlo.
Progettare diversi scenari professionali futuri e testarli nella realtà per scoprire cosa ciascuno di questi scenari consente di potenziare, esplorare, generare, essere. E identificare quello più aderente a sé.
Definizione di un piano d’azione a 12 mesi così da attraversare la transizione professionale in maniera sostenibile, con chiarezza e senza sovraccarico.
Revisione di CV e profilo Linkedin per trasmettere in maniera efficace e allineata il suo valore in ogni punto di contatto e massimizzare le opportunità lavorative.
Un metodo integrato
Pratiche di coerenza cardiaca (HeartMath®) per guidare il sistema nervoso da uno stato di allerta continua a uno in cui potersi prendere cura della propria crescita e del proprio futuro, con sicurezza e lucidità.
Design Thinking applicato all’esplorazione, valutazione e prototipazione delle alternative professionali partendo esattamente da dove la persona si trova. Non da dove vorrebbe essere. Non da dove gli altri sperano che sia. Non da dove crede di dover essere. Proprio da dov’è.
Immunità al Cambiamento (Kegan & Lahey) per portare alla luce quelle convinzioni invisibili che promettono protezione ma ingabbiano, e costruire cambiamenti accessibili, duraturi, aderenti.
Il tutto accompagnato da materiali progettati appositamente per guidare Mario prima, durante e dopo ogni singola sessione.
Perché, diciamocelo, siamo in overdose di informazioni su cosa non va e dovremmo cambiare, e anche di metodi in 3 step per farlo (che non mettiamo in pratica e che innescano solo ulteriore senso di colpa e impotenza).
Avere dei materiali progettati esattamente per te, che ti guidano a mettere fuori tutto quel materiale grezzo che hai dentro e senti aggrovigliato, ti aiutano a renderlo visibile, a notare come gradualmente lo manipoli, costruisci ed elabori e come tu stessə cambi e sai cambiare, beh fa tutta la differenza del mondo, su infiniti livelli.
Questa è proprio la board, o lavagna personale, su cui ha lavorato Mario e che a cui potrà sempre accedere, anche a percorso concluso.
L’impatto maggiore l’ho riscontrato nell’incredibile capacità di Michela, attraverso gli esercizi proposti, di scavare nell’esperienza personale e professionale passo dopo passo, accompagnandoti con i razionali.
Ad un certo punto, proprio tramite gli esercizi e le domande, ho percepito che il quadro stesse andando a comporsi, restituendomi una visione di me, delle mie potenzialità e delle opzioni a disposizione non solo più chiara, ma soprattutto evidence-based.
Risultati e impatto generato
Mi sento una persona più consapevole, che ha chiaro in mente il suo valore come persona anche al di là dell’ambito professionale. Ho maturato consapevolezza su ciò che mi muove per davvero, sullo scopo che sento di avere e sul genio che risiede in me. Tutti ne abbiamo uno, a volte va solo rispolverato!

Meno perfezionismo, più progresso:
sciolte convinzioni radicate che legavano a doppio filo l’eccellenza e la responsività sul lavoro al suo valore come persona.

Decisioni difficili ma profondamente radicate
Da un lavoro tossico, alla decisione di dimettersi per rimettersi al centro, e riprendersi la sua vita, pur senza un piano B (ancora) ad attenderlo.

Definizione di nuovi parametri di successo, suoi
Da un successo che sapeva di asticelle da alzare, promozioni da inseguire, colleghi con cui stare al passo a un successo che profuma di impatto reale sulle persone e di tempo da assaporare, nel presente.
E quando si ha il coraggio e la perseveranza di attraversare la scomodità e il disagio, mettere in discussione abitudini cognitive emotive e comportamentali consolidate per riscriverle, arrivano anche questi risultati: