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L’intelligenza del cuore: i +40.000 neuroni che non credevi di avere

da | Benessere

Scritto da Michela Pau,
Life Coach, Career Coach e Formatrice che aiuta chi sta attraversando una transizioni di vita o di carriera a trasformare i propri momenti di incertezza in scelte autentiche di rinascita.

Era il 1991 quando J. Andrew Armour, neurocardiologo della Dalhousie University, pubblicò i suoi studi sul piccolo cervello del cuore. Da quello stesso anno, nel cuore della California, esiste un centro di ricerca pionieristico che studia il cuore e la sua influenza sul benessere psico-fisico.

Un centro nato dall’unione di menti provenienti dalla neurocardiologia, dalla psicofisiologia, dall’ingegneria, dalla formazione, dalla clinica e che insieme diedero vita all’HeartMath Institute Research Center che, già nel nome, racchiude l’essenza del metodo. Infatti l’obiettivo del fondatore Doc Childre era proprio che le pratiche messe a punto grazie alle ricerche trentennali dell’istituto consentissero a chiunque volesse di accedere a stati di benessere in maniera chiara, certa, matematica appunto. Di qui la matematica del cuore (Heart Math).

Ma facciamo un passo indietro: cosa ci fa dire che il cuore ha un cervello?
Il fatto che il suo complesso sistema nervoso ospiti oltre 40.000 neuroni, sia dotato di gangli, secerna ormoni e neurotrasmettitori come ossitocina, dopamina, serotonina e sia in grado di imparare, ricordare, percepire e cambiare, proprio come il cervello encefalico, ma su piccola scala. Ma c’è un elemento ancora più sorprendente e che la nostra cultura, che venera la razionalità, tende ad eclissare:  di tutte le informazioni scambiate tra il cervello del cuore e quello della testa, l’80% viaggia dal basso verso l’alto, non viceversa. 

L’organismo scolpisce il cervello in un moto dal basso verso l’alto. Il respiro, quando volontario e consapevole, guida la plasticità neuronale per scolpire o riorganizzare l’architettura cerebrale.


Nazareth Castellanos, neuroscienziata

 

L’asse cuore-cervello: una comunicazione bidirezionale

Se ti dicessi “ascolta il tuo cuore” cosa penseresti?

Se fossi una tua amica probabilmente mi daresti della romantica irrazionale; se fossi la tua coach dubiteresti della mia professionalità.

Ma al di là dei preconcetti, cosa sappiamo davvero del cuore, di come comunica e degli impatti che ha?

I fisiologi John e Beatrice Lacey negli anni ‘70, a fronte di una ricerca ventennale, scoprirono che le informazioni che il cuore invia al cervello sono in grado di alterare percezioni, comportamento e performance della persona. Come se non bastasse, scoprirono che gli input provenienti dal cuore possono inibire o facilitare l’attività elettrica del cervello. 

Più tardi, a fine anni ‘80, dagli studi condotti da Manfred Velden e Christoph Wölk emerse che gli impulsi provenienti dal cuore non si limitano a regolare i parametri vitali biologici, ma viaggiano fino al talamo, incidendo sul grado di sincronizzazione dell’attività della corteccia cerebrale e, con esso, sulle performance cognitive, la percezione e lo stato di coscienza complessivo dell’individuo.

Oggi sappiamo che il cuore comunica con il cervello in quattro modi:

  • neurologicamente, con la trasmissione di impulsi nervosi attraverso il Sistema Nervoso Autonomo e, a seconda del ritmo a cui batte, capace di portare in sincronia i sistemi  cardiovascolare, nervoso, ormonale, immunitario e respiratorio.
  • biochimicamente, attraverso la sintesi e secrezione di un vero e proprio cocktail di neurotrasmettitori e ormoni: non solo l’ossitocina (l’ormone dell’empatia e della fiducia) e l’ANF (che regola i reni e contrasta il cortisolo), ma anche dopamina e serotonina, prodotti direttamente in loco dal sistema nervoso intracardiaco.
  • biofisicamente, attraverso le onde della pressione sanguigna che viaggiano lungo le arterie e che, secondo alcuni studi, contribuiscono alla salute dei vasi sanguigni cerebrali e alla prevenzione del declino cognitivo legato all’età;
  • energeticamente. Proprio come lo smartphone da cui non ti separi mai trasmette informazioni attraverso il suo campo elettromagnetico, così il cuore trasmette informazioni dal proprio campo elettromagnetico, peraltro il più potente del corpo umano, misurabile fino ad alcuni metri da noi e in grado di influenzare lo stato emotivo di chi ci circonda.

Il ritmo dell’emozione

Il battito cardiaco segna il ritmo a cui percepiamo. Un cuore che batte puntualmente, come un orologio, ci mostrerebbe soltanto un mondo che cammina al suo passo. Un cuore con una ricca variabilità della frequenza cardiaca ci apre le porte a un mondo più vasto e indipendente dalla nostra rigidità.

Nazareth Castellanos, neuroscienziata

 

Il cuore non batte come un orologio, prevedibile, preciso, sempre uguale. Ed è un bene. Pensaci: sei in macchina, senti la sirena di un’ambulanza, il tuo cuore accelera segnalandoti che c’è qualcosa che richiede un adattamento, un’azione e tu prontamente ti sposti per farle strada. 

Oppure è appena finita la riunione con il tuo o la tua manager in cui hai chiesto un aumento. Ci tenevi che riconoscesse anche economicamente ciò che apporti all’azienda. Lo ha fatto, così ora, uscendo dalla stanza, trai un sospiro di sollievo, il cuore decelera e puoi tornare alle attività quotidiane. 

La variabilità del battito cardiaco (Heart Rate Variability o HRV) rileva come il nostro organismo risponde a cambiamenti e stress e con quanta agilità sa adattarsi e tornare in equilibrio. 

Ma l’HRV riveste anche un’altra splendida funzione: rileva istante per istante le emozioni che provi, così che emozioni diverse producono letteralmente schemi ritmici diversi, alcuni armoniosi e regolari, altri che assomigliano più a terremoti interni. 

Proprio così:

Confronto tra ritmo cardiaco incoerente e coerente durante diversi stati emotivi

E se guardando i grafici il tuo occhio si è focalizzato sulle parole coerenza e incoerenza ecco che significano:

quanto più il ritmo cardiaco, che è il ritmo biologico più potente, batte in maniera ordinata, replicabile, armoniosa, coerente appunto, tanto più è in grado di sincronizzare a sé altri sistemi oscillatori come respiro, pressione, ritmi cerebrali e craniosacrali e il potenziale elettrico misurato sulla pelle.

La coerenza cardiaca è proprio il parametro fisiologico di sincronizzazione di più sistemi oscillatori corporei che, operando alla stessa frequenza di 0,1 hertz, rendono ottimale il funzionamento dell’intero organismo, a livello fisico, emotivo e mentale. 

Quindi, fuori dai tecnicismi, possiamo dire che emozioni come la rabbia, la frustrazione, l’ansia si riflettono in un modo di battere caotico e incoerente del tuo cuore, che trasmette quella stessa irregolarità al cervello e al resto del corpo, portando disallineamento e inefficienza nel funzionamento dei vari organi. Al contrario, emozioni come compassione, tenerezza, cura, calma generano ritmi cardiaci armoniosi, regolari, coerenti e questo segnale di stabilità si irradia in tutto l’organismo, facilitandone un funzionamento ottimale.

 

Una pratica di benessere

Pensa alla giornata che ti aspetta, al tran tran quotidiano, le scadenze da rispettare, la cura con cui vuoi occuparti di tutto. 

Quanto ti sarebbe utile poter attraversare tutto questo con equilibrio, centratura e presenza?

La coerenza cardiaca aiuta proprio qui: a coltivare equilibrio, armonia, centratura, fluidità per fare bene ma, soprattutto, per stare bene. Ecco allora una pratica di coerenza cardiaca guidata per te, ti bastano 5 minuti:

Bibliografia

Se desideri approfondire questa tematica e scoprire di più sull’intelligenza del cuore e la coerenza cardiaca, ecco a te una selezione di risorse da cui iniziare. Buona lettura!

HeartMath Solution, The: The Institute of HeartMath’s Revolutionary Program for Engaging the Power of the Heart’s Intelligence –  D. Childre

Il Cuore ti Parla. Parla al Tuo Cuore: la coerenza cardiaca emotiva può trasformare le informazioni che vanno dal cuore al cervello – G. Lacroix

Ridi, ama, vivi – L. Lucaccioni

Coerenza Cardiaca 365: 3 volte al giorno, 6 volte al minuto, 5 minuti. I benefici della respirazione cosciente – D. O’Hare.

Hai un cambiamento all’orizzonte e vuoi scoprire se stai usando al meglio le tue intelligenze multiple?

Michela Pau è Life & Career Coach certificata dalla Society of NLP di Richard Bandler e tra i primi dieci coach in Italia con la qualifica di mBIT Master Coach.

Laureata in Filosofia e specializzatasi in Human Resources Management e Digital HR, per oltre 7 anni ha contribuito alla crescita umana e organizzativa di multinazionali, eccellenze della consulenza made in Italy e startup innovative.

Oggi, con il coaching e la formazione affianca chi è in transizione a cambiare in maniera profonda, generativa.

È la persona ideale se vuoi riconquistare il potere di scegliere un lavoro che ti valorizzi, o integrare razionalità, emozioni e azioni per una vita davvero alle tue condizioni.

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